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Il dopo Francesco Sforza
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Melegnanesi al tempo degli Sforza
Anche l’amministrazione sforzesca incrociò le sue pratiche economiche, politiche e militari con il contesto di Melegnano mediante l’opera e le prestazioni di alcuni melegnanesi direttamente interessati: Bonino, uno dei comandanti dell’esercito ducale ricostruito; Scaramuccia, venne selezionato come milite scelto per essere inviato presso la duchessa di Savoia; Gotardo, entrò nelle file dei balestrieri ducali; Matteo, liberato dal carcere di Guastalla per una concessione straordinaria di amnistia in occasione delle feste pasquali del 1478; Pietro Cassini, ottenne il permesso di recarsi negli accampamenti pontifici e quelli di Ferdinando di Napoli per chiarire una questione familiare ed anche con l’incarico di osservare bene il tipo di organizzazione e la particolare struttura delle caserme e delle truppe, con l’obbligo di riferire minutamente agli intendenti ducali milanesi nel più breve tempo possibile; Pier Maria de’ Rossi, richiese al capitano di giustizia di Milano di procedere penalmente contro alcuni coltivatori di Melegnano perchè‚ si rifiutavano di pagare grossi debiti per una lite giudiziaria sui contratti dei fondi rustici.
La questione dei beni
Una clamorosa contesa riguardò i beni terrieri situati nella Savoia e che erano proprietà prima dei Visconti e poi passati agli Sforza.  Tali beni furono richiesti dagli antichi proprietari della Savoia, prima con azioni giudiziarie, poi con minaccia di mettere un’ipoteca su tutti i beni che la corte ducale aveva in Melegnano.  La lite si trascinò per diversi anni sui banchi giuridici e nelle sedi politiche. Ma le amicizie, le raccomandazioni, e soprattutto il passaggio e l’offerta di sontuoso soggiorno ai pezzi grossi della diplomazia italiana misero la corte ducale al sicuro. Nel diario di Cicco Simonetta, segretario sforzesco, si trova scritto: “EI reverendissimo cardinale de sancto Sixto, legatus a latere in Italia, hogi s’è partito et venuto a desinare ad Melegnano, secondo l’ordine dato”, era il 12 settembre 1473. Il cardinale si chiamava Oliviero Caraffa, abile diplomatico e politico intrigante, ma potente e temuto.
Le successioni
Sembrava che il dominio sforzesco fosse ormai del tutto saldo, quando il duca Francesco Sforza improvvisamente morì l’8 marzo 1466. La moglie Bianca Maria resse il ducato fino a consegnarlo al figlio ventenne, Galeazzo Maria.  Quando il nuovo duca ebbe il comando, la madre si ritiro in silenzio. Partì da Milano per Cremona. Si fermò a Melegnano perchè‚ si sentiva ammalata. E qui, nel nostro castello, morì all’età di 42 anni il 23 ottobre 1468. Qualcuno insinuò che la duchessa fosse stata avvelenata e che il figlio ne sapesse qualcosa.  Il nuovo duca ventenne, Galeazzo Maria, sposò la sorella di Amedeo di Savoia, Bona, una fanciulla meravigliosa che eccitò perfino il genio di Shakespeare immaginandola fidanzata per breve tempo con il re Edoardo d’Inghilterra. Inoltre Bona di Savoia era sorella del re di Francia. Con tale matrimonio erano corretti i disegni del ducato: la Savoia, prima nemica, ora era amica. Rimaneva sempre l’accanita ostilità dei Veneziani al punto tale che Galeazzo Maria dichiarò guerra con tanta fretta che dovette quasi subito smettere e ritirarsi nei suoi confini ducali: gli altri principi italiani gli erano contro.
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