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Gli intrighi politici |
La reazione veneziana
Mentre il duca rafforzava il suo potere, Venezia si accordò con i pretendenti al ducato e formo una Lega antisforzesca, per punire Francesco Sforza e la sua temerarietà. Tutta l’Italia si mise in moto nelle alleanze; ma tutti erano stanchi di guerreggiare. Mentre accettavano in cuor loro il fatto avvenuto, non volevano essere scartati o tagliati fuori bruscamente dalle vicende politiche. Anche lo Sforza cercò alleanze che trovò nei Fiorentini, nei Genovesi, nel marchese di Mantova, nella Savoia, negli Svizzeri e in Renato d’Angiò fratello della regina di Francia e che si riteneva re di Napoli, una città che non aveva mai potuto occupare. I Veneziani erano nel Lodigiano e puntavano su Melegnano, ma il duca si preparava da mesi ad attenderli: Melegnano era una roccaforte di primaria importanza, come cintura di difesa capitale per Milano. Lo Sforza, come dicemmo, aveva mandato il 16 marzo 1452 a Giovanni Cristiani, capitano e castellano della fortezza melegnanese, la somma di 50 ducati d’oro per i lavori di difesa al castello; inoltre ordinava una riscossione anticipata e forzosa della tassa sul sale, ed anche una ordinanza di reclutamento per avere i bifolchi che dovevano condurre i carri dei buoi, non ai campi, ma col materiale da costruzione in castello; a questi si dovevano aggiungere gruppi di manovali e carpentieri. Re Renato, uno degli alleati, giunse in Melegnano, ed il castellano ne dava l’annuncio al duca. Egli conduceva un esercito di novecento uomini. La sua azione fu più dimostrativa che efficace, perchè‚ le cose si calmarono, ed il ducato di Milano ringraziò re Renato; ma, alla resa dei conti, non ebbe bisogno del suo intervento. Il dramma di Drusiana tra gli intrighi della politica Francesco Sforza ebbe undici figli legittimi e ventiquattro figli naturali: tra questi vi era una certa Drusiana, avuta dall’amica Giovanna di Acquapendente detta “la Colombina”. Frattanto, nel vasto movimento militare italiano, lacopo Piccinino, capitano di ventura, già nemico di Francesco Sforza fino alla pace di Lodi del 1454, era passato al servizio del re di Napoli, Alfonso che però diffidava di lui, perchè‚ non era stabile alle alleanze ed ai patti, quando scoppiò il conflitto per la successione al regno di Napoli parteggiò per gli Angioini, pretendenti al trono contro il re aragonese. Nel 1463 il Piccinino tornò a servire gli Aragonesi di Napoli nella persona di Ferdinando I°: anche costui non nutriva eccessiva fiducia nella fedeltà del condottiero. Difatti il Piccinino si appoggiò al duca di Milano Francesco Sforza, il quale gli diede in sposa la sua figlia Drusiana; le nozze si celebrarono nell’agosto 1464: lei era bella, dolce, elegante nell’effervescenza femminile dei suoi ventisette anni. Ma venne il dramma e la tragica conclusione. Francesco Sforza sentiva come molesto, militarmente e forse anche famigliarmente, la presenza nel ducato di Jacopo Piccinino: lo consigliò, quindi, a ritornare al soldo del re di Napoli che lo aveva richiamato al suo servizio. Il viaggio verso Napoli fu un triste calvario: uscì da Milano il 27 aprile 1465, poco convinto di questa manovra tra due potenti; arrivò taciturno e pensoso fino a Melegnano, sua prima tappa. Poi continuò l’itinerario fino a Napoli, dove, stranamente, vide entusiastiche accoglienze. Poco tempo dopo, forse con la complicità dello Sforza, il Piccinino fu imprigionato e strozzato. Drusiana, che era in stato interessante, si era messa in viaggio per raggiungere il marito, ed a Pesaro fu convinta dal cancelliere del duca di Milano, Andrea da Foligno, a rientrare in Milano. Lo stesso Sforza, duca e padre, scrisse una lettera ad Andrea da Foligno, per manifestargli i suoi sentimenti: “Respondendo at quanto ne scrivete del venire de Drusiana con la compagnia merchore proximo da sira ad Marignano et così poy el dì seguente poso el desinare qua da nuy per li respecti allegati in le vostre littere dicemo che siamo contenti che essa vegna con la compagnia al dicto dì ad Melignano ad suo piacere et così scrivemo per la alligata al nostro castellano lì chel debij fare apparichiare ai meglio che se potrà quello nostro castello per lo dormre pur perchè per la venuta di nostri incliti figlioli da Napoli ne è stato necessario mandare aparichiare ad Pavia et anche come tu Ser Andrea sey informato ne è bisognato provedere qua per lo alloggiare de Drusiana donde ne trovamo sforniti de licti et forsi che ad Melignano non potria alloggiare tutta la compagnia ne parreria ch’el fosse bene che una parte de la compagnia restasse a Lode per lo dormire, et poy zobia matina venasse ad Melignano da dicta Drusiana et farli compagnia al intrare in questa nostra inclita cità...”. Il duca, inoltre, aggiunse istruzioni al suo cancelliere per le spese necessarie, ed al castellano del nostro castello per i passaporti e per spedire come staffetta “un cavallaro battando, quando dicta Drusiana con la compagnia serà montata a cavallo a Melignano per venire qua accò possiamo mandarli incontra quelli ne parirà per honorarla “. La lettera fu data in Milano il 4 novembre 1465. Drusiana, entrando in Milano, conobbe la triste fine del suo marito. Visse in Milano alla morte del duca suo padre; poi scomparve nell’ombra, entrando in un convento. Ma anche qui non trovò la pace: il nuovo duca Galeazzo Maria, per interessi politici la costrinse a passare a nuove nozze. Ma Drusiana fuggì avventurosamente a Trezzo, poi a Bergamo, quindi a Padova dove morì improvvisamente il 29 giugno 1474. |
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