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Carpiano
Comuni e Signorie |
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Carpiano, anche se la
sua presenza nelle narrazioni storiche non è molto frequente, subì
le vicissitudini secolari di tutti i centri grandi e piccoli della Lombardia
passando attraverso le guerre fra i Comuni e il Barbarossa (nell’Agosto
del 1161 l’esercito imperiale era accampato proprio nella Bassa Milanese,
nei territori fra Carpiano, Cerro e Melegnano) e fra i Torriani ed i Visconti:
Quando i Torriani furono costretti a cedere ed uscirono sconfitti dalla
lotta, parecchie terre situate sulle rive del Lambro furono acquistate
dalla famiglia Brivio. Fra queste terre erano i beni di Zivido e parte
di Melegnano. Quanto ai Visconti, la vittoria militare e politica favorì
l’arricchimento e la posizione economica, poiché entrarono in possesso
dei beni in Melegnano, Colturano, Balbiano, Dresano, Calvenzano, Carpiano,
Merlino, tanto per rimanere in ambito locale.
Nel 1300 i signori di Carpiano erano ancora i Pusterla: uno di loro –Franceschino- ordì una congiura per uccidere Luchino e Giovanni Visconti; fu scoperto e decapitato nel 1341 con i suoi figli. I suoi beni furono donati a Galeazzo Aliprandi; i terreni in Melegnano e Dresano passarono direttamente ai Visconti; Carpiano e le cascine agricole furono assegnate alla Certosa di Pavia; i possessi rurali di Merlino vennero regalati alla moglie di Bernabò, Regina della Scala; quelli di Calvenzano furono un dolce dono alla sua amante, Giovanna Donnina De’ Borri. Nel 1396 Galeazzo Visconti donò definitivamente il feudo di Carpiano ai frati Certosini da lui chiamati ad erigere il monastero e la chiesa di Torre del Mangano (divenuta poi Certosa di Pavia), dove voleva essere sepolto. I Certosini si insediarono nel Castello di Carpiano amministrando le terre, che trasformarono poi in fertili campi grazie all'irrigazione introdottavi con lo sfruttamento delle acque del Lisone, un colatore pubblico che scorre nelle terre comprese fra i due rami del Lambro. Primo parroco fu fra' Lupo da Carpiano, nel 1591: prima di allora la chiesa di Carpiano dipendeva spiritualmente dal parroco di S. Giuliano, e infatti, benchè l'elezione dei parroci di S.Martino risultasse sin dal 1411 lasciata agli abitanti del luogo che vi procedevano con pubblica riunione sulla piazza del paese, la nomina doveva essere confermata dal parroco di S.Giuliano, la qual cosa era fonte di non poche liti e contese. Intorno al 1518 i frati trasportarono nella parrocchiale di Carpiano l'altare attribuito a Giovanni da Campione (o secondo più recenti teorie a Bonino da Campione), prima sistemato nella Certosa ed a cui è legata una storia curiosa: pare infatti che il Papa del tempo obbligasse i frati a togliere quell'altare perché la storia della Madonna rappresentata nella parte frontale era stata tratta da un Vangelo di S.Matteo, apocrifo. L'altare fu sistemato prima a Vigano Certosino, poi a Selvanesco e infine a Carpiano. Il ritrovamento del pregevole altare è dovuto alla curiosità di Antonio Beltrame, famosissimo illustratore della "Domenica del Corriere", il quale si era dato a ricercare l'opera d'arte di cui si erano perdute le tracce. Nel 1544 i Certosini costruirono un vasto convento-fattoria, dotato di tutti i comodi richiesti da un importante azienda rurale, meglio noto come il Castello di Carpiano. La costruzione era cinta da un fossato -oggi interrato- e dotata di un ponte di accesso in parte ancora visibile. Fra le proprietà della Certosa nel Carpianese, si notavano le grandi tenute di Pojago, Longora, Bruciata, Cassinetta, Giretta e Bodigera, complessivamente di 4720 pertiche, che i De Castellatiis presero in affitto nel 1590 e mantennero per circa 25 anni. I De Castellatiis, trasferitisi in Carpiano da Bascapè e divenuti proprietari anche del Castello, discendevano dalla casata dei Bascapè (de Basilica Petri) Pare che un rappresentante di questa casata sia stato ucciso a tradimento proprio nelle sale del Castello di Carpiano. |
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