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Il paese viene citato negli antichi documenti
come “Cuneolus” o “Cuniolus ad Padum”; il nome che significa cuneo, si
riferisce alla forma del terreno, compreso fra due corsi d’acqua, il Po
e il Lambro. Prima della rettifica del corso del Po voluta dal duca di
Milano Galeazzo Maria Sforza, il fiume saliva fin quasi al castello di
Chignolo; i lavori, che durarono circa dieci anni (1466 – 1476), resero
il territorio più vasto, fertile e sicuro.
I primi indizi di una giurisdizione li troviamo
ai tempi dei re longobardi: ad essi viene attribuita la fondazione dell’abbazia
di S. Cristina, con la cui storia si identifica per parecchi secoli quella
di Chignolo. |
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A quest’abbazia Berengario donò Chignolo.
L’abbazia era intanto diventata commenda papale; nel 1561 Pio IV confermò
Ottaviano Cubani feudatario, soggetto alla Santa Sede, di Chignolo, Monte
Malo e Vignale.
Il comune di Chignolo Po ha tre parrocchie,
una nel capoluogo e una in ognuna delle frazioni (Lambrinia e Alberone),
appartenenti dal 1925 alla Diocesi di Pavia (in precedenza appartenevano
invece all’Archidiocesi di Milano).
Secondo alcuni studiosi, questa pianura interfluviale
fu probabilmente abitata fin dall’età della pietra; l’ipotesi sarebbe
suffragata dal ritrovamento nelle ghiaie del Lambro di alcune piccole lame
di selce lavorata.
I feudatari di Chignolo abitavano gran parte
dell’anno nel castello, la cui struttura originaria, risalente al 1200,
fu conservata. Fu il cardinale Agostino Cusani, vissuto tra il XVII e il
XVIII secolo, a restaurarlo, ampliando il cortile e apportando dispendiose
migliorie. La dimora divenne famosa per i suoi giardini all’italiana.
La costruzione, in mattoni, è a due
piani e termina con una galleria sporgente, sostenuta da mensole in pietra;
il portale ha una cornice a bozze scolpite a colpi di mazza, le finestre
sono incorniciate di bianco. |
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