A piè del colle scorre il Lambro. Isolata
nella pianura, la collina di San Colombano sarebbe, secondo alcuni geologi,
una propaggine della fascia appenninica dell’Oltrepò Pavese; secondo
altri, invece, si tratterebbe di un ammasso di banchi corallini, ricoperti,
dopo il ritiro del mare pliocenico, da diversi materiali alluvionali, sabbie,
ciottoli, argille, disposti in più strati. Essa digrada a sud verso
i terrazzi del Po, a sud-ovest verso il corso dell’Olona ed a nord-nord-est
verso il Lambro.
I romani denominarono “Lambrum” una stazione
fluviale prossima alla via Regina, che collegava Piacenza con Pavia e si
spingeva poi, attraverso il Piemonte, al di là delle Alpi fino in
Spagna. “Lambrum” fu distrutta dai longobardi e venne abbandonata.
Quanto alla fondazione del borgo vero e proprio,
si sa che il monaco irlandese Colombano, venuto in Italia tra il 595 e
il 598, ottenne dalla regina Teodolinda terre da coltivare in quest’area
come possedimento del grande monastero di Bobbio da lui istituito; quasi
contemporaneamente sorse il castello.
Dopo l’unità nazionale, ed esattamente
nel 1869, San Colombano fu assegnato alla provincia di Milano; in quell’anno
venne anche costruito il ponte in ferro sul Lambro. |