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Computers Il Lambro dalla sorgente alla foce negli annulli e cartoline
  MILANO
ad opera di Riccardo Vigo copyright 2001
Altitudine m 121, superficie kmq 182.
Comuni limitrofi: Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Vimodrone, Segrate, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, Opera, Rozzano, Assago, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Cusago, Settimo Milanese, Rho, Pero, Arese, Bollate, Novate Milanese, Cormano, Bresso.
Milano è sorta in età non esattamente definibile, in una posizione favorevole alla difesa, sia per il carattere paludoso della piana circostante, sia per la protezione offerta dai corsi del Seveso e del Nirone, quindi, ingrandendosi, anche per la protezione del fiume Lambro e dell’Olona. Alcuni fanno derivare il nome da Mayland (= paese di maggio), o da Medland (= paese fertile), o da Met-Lawn (= in mezzo alle pianure); gli eruditi poi ne fecero Mediolanum e interpretarono in medio amnium (= in mezzo ai fiumi). 
Il fiume Lambro entra nel territorio di Milano, lambendone per circa dieci chilometri la parte più orientale. Lambito dalle vie Feltre e Crescenzago è il Parco Lambro, un’idea piuttosto originale per i primi Anni Trenta: non il solito parco di quartiere, ma una succursale campestre della città, un parco di Monza urbano, in parte a giardino, in parte a fattoria. Alcuni poderi comunali tra Crescenzago e Lambrate, in gran parte fino al 1926 dell’Ospedale Maggiore, parvero ideali per le acque abbondanti, rapide quelle del Lambro, e per la vegetazione spontanea; ontani, platani, salici ecc. 
Il parco Lambro doveva costituire una succursale campestre della città con piscine e attrezzature sportive

Monluè, oltre la tangenziale, è un raro esempio di “grangia umiliata” del Duecento
La storia di Monluè comincia da lontano. Nella media valle del Lambro, da Lambrate a Mediglia a Zivido, erano tutte “arimannie”, feudi cioè di famiglie guerriere longobarde. Nel 1158, mentre la minaccia del Barbarossa si profilava su Milano, Lazzaro della Canossa, custode della cattedrale, donò vari beni a una chiesa secondaria di città, S. Giorgio al Pozzo Bianco, alcuni dei quali situati a “Mons Luparius” (per i notai), Monlovè, poi Monluè (per i lombardi), alla lettera “monte dei lupi”, un rialzo del terreno tra boschi infestati di fiere e la palude del Lambro.  Sul Lambro, via di trasporto, ma anche forza motrice per numerosi mulini, l’arcivescovo Ottone Visconti nella seconda metà del Duecento donò una chiesa con cimitero degli umiliati.

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