La civiltà è comunicazione,
oggi, nel mondo di Internet, mai frase appare più vera, ma fin dagli
albori lo scambio tra genti fu il meccanismo che mise in moto la conoscenza,
allargando gli orizzonti, permettendo nuovi angoli di visuale, aiutando
a capire e a conoscere. La molla che inizialmente stimolò la conoscenza
fu il commercio, ed il baratto fu il primo strumento di conoscenza, lo
scambio portava a conoscere cose di altri, allargando i propri orizzonti.
I primi elementi di collegamento tra popolazioni diverse furono le strade
che facilitarono gli scambi rendendo più agevoli i contatti e consentendo
viaggi più lunghi, diffondendo la conoscenza di cose nuove, ma il
salto di qualità si ebbe con l'avvento della ruota, infatti l’apparizione
dei veicoli a ruota rivoluzionò il commercio, sia perchè
consentivano il trasporto di più prodotti, sia perchè permettevano
di andare più lontano. Poiché sembra che la ruota sia stata
usata per la prima volta in Mesopotamia nel 3500 a.C. e si sa che esige
un suolo preparato e dei ponti, è in questa zona che dobbiamo cercare
.le prime vere e proprie strade. Secondo Erodoto i Persiani erano «una
delle razze nobili». «Cacciano, tirano con l’arco e dicono
la verità», ha lasciato scritto di loro. E la Persia fu una
grande costruttrice di strade. I suoi re, primo fra tutti Dario, si sforzarono
di formare un impero con le terre che andavano conquistando.La Strada Reale
che, grazie a Dario, il costruttore più antico di strade, unì
Susa a Persepoli, e di cui possiamo ancora vedere dei tratti, scavalcava
il Tigri al disopra della antica città di Arbela, attraversava l’Armenia
montuosa, si affondava, varcato l’Alto Eufrate, nella Cappadocia sconfinata,
e dopo aver toccato Ancyra (la moderna Ankara) si concludeva presso Sardi
sulla frontiera della greca Lydia. Più tardi fu prolungata fino
ad Efeso. Era fornita di posti di tappa dove si potevano trovare stallieri
e itinerari per i viaggiatori, mappe disegnate su papiri che indicavano
anche le distanze fra i posti di tappa. Si trattava, insomma, di una vera
e propria grande arteria. Alcuni suoi tratti erano forse perfino lastricati,
sebbene, secondo Senofonte, i carri dei mercenari greci, che tornavano
in patria dalla Persia, dopo l’uccisione in battaglia di Ciro per mano
di Artaserse, suo re e fratello «...affondarono in gran parte nel
fango». Comunque, strade e ponti non vennero distrutti e quando Serse
traversò su un ponte di barche l’Ellesponto per portare in terra
greca la guerra, la sua impresa destò una tale ammirazione che Mandrocles,
un ingegnere di Samo, «lasciò due tavolette di bronzo per
commemorarla». La strada da Susa a Sardi era lunga 1677 miglia e
disimpegnata da 111 posti di tappa. Secondo uno storico greco le carovane
impiegavano 90 giorni a percorrerla da un capo all’altro, sebbene, cambiando
ad ogni tappa i cavalli, i messi reali del cursus publicus riuscissero
a ridurli a sette. Erodoto, che fu evidentemente testimone delle loro prodezze,
così li lodò: «venti, tempeste e pioggia non impediscono
loro dì assolvere nei tempo stabilito i loro incarichi». Il
fatto che in Egitto la via principale di comunicazione fosse il Nilo non
impedì che vi venissero costruite altre strade. Su queste antiche
viae che attraversavano le aride, aperte valli del deserto viaggiavano,
usufruendo di una catena bene organizzata di posti di tappa, commercianti
e poliziotti. Gli Egiziani avevano perfino un geroglifico per il
concetto di «strada»: un terrapieno bordato da altissimi papiri.
Per utilizzare più tardi le cinque strade principali dell’Egitto,
i Romani dovettero soltanto prolungarle e ripararle; e qualche volta lastricarle.
I Greci contribuirono poco a perfezionare la tecnica delle costruzioni
stradali. Le strade greche erano nel migliore dei casi hemaxitoi, sentieri,
su cui sorgevano a intervalli, per indicare le direzioni, cumuli di pietre
ingranditi da ogni viaggiatore. Greco egli stesso, Strabone giudica pessime
le strade dei suo paese, e Pausania dichiara che «la strada che sale
al Parnasso più agevole per gli uomini che per i muli». Queste
piste, greche mancavano inoltre quasi sempre di acqua e di ostelli, come
lamenta Aristofane nelle sue Nuvole, affermando ironicamente che «..le
strade senza locande sono peggio della vita senza vacanze...». Un
buon sistema stradale può essere sviluppato soltanto nel quadro
di un sano ordinamento politico. E le strade greche riflettevano quanto
la sua topografia complicata la politica turbolenta della Grecia. Per poter
avere delle vie di comunicazione solide e resistenti i Greci dovettero
aspettare l’occupazione romana. In zone già sotto il dominio di
Micene ce n’erano comunque diverse, probabilmente «processionali»,
costruite con blocchi ciclopici di pietra di forma poligonale. Omero parla
di ponti come se la Grecia ne fosse stata abbondantemente fornita. Ma non
ne sono stati rinvenuti di così antichi. Fu andando in cerca fra
l’altro di zaffiri che gl’invasori macedoni penetrarono, attraverso le
rotte delle carovane, in India. Quando occupò quel territorio sconfinato,
Alessandro il Grande scoprì che vi esistevano già strade
come non ne aveva ancora mai viste percorrendo tutti gl’imperi del Medio
Oriente, costruite con mattoni cotti e lucidati. Le strade indiane erano
abbastanza ampie per essere percorse non solo da pedoni ma da carovane;
costruite come scale, con gradini abbastanza bassi per permettere il passaggio
dei muli carichi, e bordate «di ogni specie di alberi coperti di
frùtti gialli». |