La
Cascina Montorfano rappresenta, così come altre grandi cascine urbane
del Borgo, un’importante testimonianza dell’evoluzione urbana di Melegnano;
questa, in particolare, fu un insediamento produttivo fondato e organizzato
originariamente come supporto economico della grande proprietà fondiaria
che fu registrata a nome di” Montorfani Tenente Giuseppe”, successivamente
divenuto il primo nucleo residenziale attorno al quale poi si sviluppò
tutto il quartiere omonimo tra il fiume Lambro e la zona Carmine. La descrizione
dei Borgo melegnanese, come altre volte detto, fu eseguita nella primavera
dell’anno 1752 dall’Ing. Francesco Carcano funzionario della Reale Giunta
del Censimento coadiuvato dal Console di Melegnano Gio(vanni) Battista
Moro e da due assistenti, fu compilato un brogliaccio ed effettuati alcuni
schizzi delle parti interessate alle varianti rispetto alla stesura della
mappa c.d. di Carlo VI effettuata trent’anni prima. La cascina dei “Montorfani”
era per dimensioni strutturali la più estesa rispetto a quelle limitrofe
ed era ubicata fuori dai “Portone di Milano” detto successivamente anche
“punt de Milan”; la descrizione della situazione urbana inizia dal fondo
518, che partiva dai rilievi catastali dei beni ubicati sul confine della
Rocca Brivia venendo verso Melegnano, ricomprendendo in essa tutti i fabbricati
e terreni situati nel triangolo delimitato a ponente (ovest) dalla Strada
Particolare di Milano (ora SS. Emilia) a tramontana (nord) la Vettabia
marcata in mappa come Vecchiabia torrente ed a mezzo-giorno (sud) il fiume
Lambro; tali rilevazioni finiscono con il fondo 521 con la proprietà
di Montorfani Tenente Giuseppe. Al
di tuori del perimetro difensivo del Borgo melegnanese quando la strada
principale detta “Romana” lasciava alle sue spalle ii Portone di Milano,
dopo il ponte e dopo che la Spazzola dal lato sinistro della Strada Romana
passa, scorrendo sotto di essa, al suo lato destro, assumeva il nome di
Strada Particolare di Milano; questa prevedeva una diramazione verso il
fondo n. 518 ove si trovava la casa ad uso di Molino detto la Valle di
proprietà del marchese Luigi Gaetano Brivío. Il censimento
di questa area avvenne proprio partendo dai possedimenti a confine con
la Pieve di San Giuliano dalla Strada Particolare, già menzionata,
e l’ansa del Fiume Lambro; vi era quindi una stradella che collegava fra
loro tutti gli insediamenti rurali esistenti: la cassina Costigè
(all'alto) unitamente al Laghazzo marcate in mappa al n. 519 di proprietà
del Benefizio lasciato da Giuseppe Meazza allora goduto da Gio(vanni) Battista
Ferrario di complessive pertiche due; di seguito la Cassina Costigè
(al basso) marcata ai n. 520 di proprietà della Prebenda del Prevosto
e Canonici Corati della Colleggiata di San Giovanni Battista in Melegnano.
La stradicciola digradante verso l’ansa del Fiume sino quasi a toccarla
propendeva poi diritta verso mezzogiorno verso l’ultimo degli edifici rurali:
la cassina Montorfani adibita allora in parte a edificio rurale ed in parte
a casa di propria abitazione del Montorfani Tenente Giuseppe; essa era
costituita da una struttura a corte aperta verso mezzogiorno (cioè
verso il Borgo) formata da tre corpi di fabbrica a forma di “U” che costituivano
un’unica corte; in un lato, verso tramontana, era previsto un giardino
adibito ad orto. Attualmente l’edificio risulta essere chiuso anche dal
lato verso mezzogiorno con degli ampi fienili che presuppongono la precedente
conversione dell’edificio da azienda agricola a una struttura monoaziendale
dedita in modo preminente ad allevamento di bestiame. La casa da massaro
così descritta era appartata rispetto all’asse viario della Strada
Romana, che scorreva più sopra in posizione preminente; posta sul
lato di levante rispetto ad essa la stradella secondaria era situata in
un piano inferiore, rimaneva l’ultima costruzione prima di giungere allo
spiazzo rettangolare di tronte al convento dei PP. Carmelitani ora Chiesa
del Carmine. Fino alla costruzione delle attuali cerchie viabilistiche
(ora SS. Emilia) la stradella campestre di accesso alle cascine era l’unica
via di comunicazione fra la zona Montorfano e il Borgo melegnanese. |
fonti: “Rivista Storica Italiana”,
anno LXXVI, fasc. II, 1984;
A.S.M. cart. 1852 ,Circondario I di Milano, Mandamento XVI;
V. Palmisano, Melegnano 1997, “Melegnano e il suo territorio nelle rappresentazioni
cartografiche del XVIH sec.”. |